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Circolazione stradale – Responsabilità civile – Sinistro stradale – Danno da fauna selvatica – Responsabilità ex art. 2052 c.c. – Presupposti – Oneri probatori

 

Corte di Cassazione – sezione terza- relatore Tatangelo ordinanza n. 2526 del 5-2-2026

In tema di responsabilità per danni cagionati da animali, di cui all’art. 2052 c.c., in caso di incidente stradale che veda coinvolti un veicolo senza guida di rotaie e un animale, qualora agiscano in giudizio nei confronti del proprietario dell’animale o di chi se ne serve, per il risarcimento dei danni subiti, il conducente e/o il proprietario del veicolo (ovvero terzi, tra cui i trasportati a bordo dello stesso) sono onerati della allegazione e della prova della esatta e completa dinamica dell’incidente e, in particolare, sia del comportamento dell’animale, sia della condotta di guida tenuta dal conducente del veicolo, nella loro reciproca correlazione, essendo indispensabili per stabilire la riconducibilità dell’evento dannoso, in via esclusiva o almeno concorrente, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., al comportamento dell’animale, nonché la misura dell’eventuale concorso, da valutarsi anche di ufficio dal giudice, pur senza automatismi; pertanto, in mancanza di una adeguata, completa e sufficiente prova, positiva e certa, che il comportamento dell’animale, in correlazione con la condotta di guida del conducente del veicolo, sia stata effettivamente causa, quanto meno concorrente, dell’evento dannoso, la domanda risarcitoria del conducente e/o del proprietario del veicolo (ovvero dei terzi) non potrà trovare accoglimento, nemmeno parziale.

Ciclista – attraversamento pedonale – bici a mano – condizioni

 

Corte di Cassazione – sezione terza- relatore Guizzi – ordinanza n. 2363del 4-2-2026

Gli attraversamenti pedonali possono essere percorsi in sella alla bicicletta solo se situati allo sbocco di percorsi promiscui pedonali e ciclabili. Anche in assenza di semaforo, i ciclisti devono assicurarsi di non creare intralcio o pericolo per i pedoni; altrimenti, la bicicletta deve essere condotta a mano

Separazione personale – accordi autonomi – modificabilità

 

Corte di Cassazione – sezione prima – relatore Dal Moro – ordinanza n. 31486 del 3-12-2025

Gli accordi patrimoniali tra gli ex coniugi che trovano nella separazione soltanto l’occasione per essere adottati, rimanendo del tutto autonomi, non sono suscettibili di modifica in sede di ricorso ex art. 710 c.p.c. o in sede di divorzio. La modifica (o conferma) infatti può riguardare unicamente le clausole aventi causa nella separazione personale, ma non i patti autonomi (che seguono le regole dell’art. 1372 c.c.). 

Responsabilità genitoriale – Situazione insalubre – Isolamento sociale – Negligenza- Pregiudizi per i minori

Tribunale per i Minorenni – L’Aquila – Civile – Decreto

In tema di minori e responsabilità genitoriale, una situazione abitativa insalubre e precaria, l’isolamento, la negligenza genitoriale, l’opposizione da parte dei genitori, il rifiuto di partecipare alle attività di supporto, sostanziano la sussistenza di un pericolo di pregiudizio per l’incolumità e l’integrità fisica dei minori. Il che determina che, in presenza di gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza, i genitori vadano sospesi dalla responsabilità genitoriale. L’allontanamento dei minori dall’abitazione familiare deve essere disposto altresì in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge. Ciò in quanto il mero conferimento al Servizio Sociale affidatario di poteri diretti al compimento degli atti sanitari non è risultato sufficiente ad assicurare l’esecuzione degli stessi, essendo necessario conferire all’affidatario la effettiva custodia dei minori. Nel caso di specie, va altresì evidenziato che la decisione dei genitori di far pubblicare e diffondere le immagini dei figli, idonee a consentirne l’identificazione, attraverso una trasmissione televisiva e i mezzi di comunicazione di massa, al fine di conseguire una pressione da parte dell’opinione pubblica, costituisce ulteriore violazione dei diritti dei figli e determina la sospensione dei genitori dalla responsabilità genitoriale, nonché l’allontanamento dei minori dall’abitazione familiare.

Circolazione stradale (nuovo codice) – Norme di comportamento – Circolazione – Guida in stato di ebbrezza – Da alcool – Conduzione di un monopattino a propulsione elettrica – Reato di guida in stato di ebbrezza – Configurabilità – Ragioni

Corte di cassazione -sezione quarta penale – sent. n. 37391 del 17\11\2025

Il reato di guida in stato di ebbrezza può essere commesso anche mediante la conduzione di un monopattino a propulsione prevalentemente elettrica, in ragione della espressa equiparazione dei monopattini ai velocipedi, introdotta dall’art. 1, comma 75-quinquies, legge 27 dicembre 2019, n. 160, cui consegue l’applicazione delle norme del codice della strada riguardanti i veicoli.

Famiglia – Matrimonio – Scioglimento – Obblighi – Verso la prole – Modifica del collocamento del figlio – Rideterminazione del contributo per il mantenimento – A carico del genitore non più convivente con il figlio – Principio di proporzionalità – Applicazione – Necessità

Corte di cassazione -sezione prima – ord. n. 30244 del 17\11\2025

La modifica del collocamento del figlio non economicamente autosufficiente, trasferitosi stabilmente presso l’altro genitore, comporta, oltre alla revoca del contributo originariamente previsto a carico di questo quale genitore non collocatario, la determinazione, secondo il criterio di proporzionalità, della quota parte spettante al genitore non più convivente con il figlio. (Nella specie la S.C. ha ritenuto fondato il ricorso del padre nella parte in cui, a fronte di avvenuta modifica del collocamento della figlia maggiorenne non economicamente autosufficiente trasferitasi a vivere con lui, il giudice di merito ha mancato di regolare la quota parte spettante alla madre non più convivente ancorché assegnataria della casa familiare e collocataria dell’altro figlio minore)

Circolazione stradale – Risarcimento di danni patrimoniali da incidenti stradali – Credito risarcitorio – Procedura di risarcimento diretto – Ammissibilità

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Gianniti- ord. n. 29113 del 4\11\2025

Il cessionario del credito avente ad oggetto il risarcimento di danni patrimoniali conseguenti a sinistro stradale è legittimato ad esercitare l’azione prevista dall’art. 149 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 nei confronti dell’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato dal soggetto danneggiato.

Mantenimento – Prescrizione ratei – quinquennale

Tribunale Torre Annunziata SezioneCivile Sentenza  n. 2386

Il credito relativo ai ratei mensili dell’assegno di mantenimento dovuto dal coniuge obbligato si prescrive in cinque anni ai sensi dell’art. 2948 c.c. La prescrizione decennale (art. 2953 c.c.) si applica solo se vi è stato un accertamento giudiziale sulla debenza di uno o più ratei che abbia formato giudicato. La sospensione della prescrizione tra coniugi prevista dall’art. 2941 n. 1 c.c. non si applica al credito per assegno di mantenimento in caso di separazione personale. Nel regime di separazione, la crisi familiare è già conclamata e non sussiste la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge. È nulla la parte del precetto che ingiunge il pagamento dei ratei di assegno di mantenimento maturati oltre il quinquennio precedente la notifica del precetto, in assenza di atti interruttivi della prescrizione. 

Separazione – Detenzione sine titulo dell’immobile – coniuge separato non proprietario e non assegnatario – Irrilevanza delle condizioni economiche del detentore abusivo

Tribunale Sciacca Civile Sentenza  n. 309

La detenzione di un immobile da parte di un soggetto che non sia titolare di un valido titolo (contratto di locazione, comodato, provvedimento giudiziale di assegnazione) è considerata “sine titulo” e, pertanto, abusiva. In assenza di un titolo legittimante, il proprietario ha diritto alla restituzione dell’immobile, anche se la controparte si trova in condizioni economiche disagiate. La difficoltà economica del soggetto che occupa l’immobile senza titolo non costituisce motivo sufficiente per impedire la restituzione del bene al proprietario. Il Tribunale non può imporre al proprietario l’obbligo di stipulare un contratto di locazione o di consentire la permanenza nell’immobile in assenza di una specifica disposizione normativa. Il proprietario che non ha potuto disporre dell’immobile a causa dell’occupazione abusiva ha diritto a un’indennità per il periodo di indisponibilità del bene. Tale indennità può essere determinata in via equitativa dal giudice, anche in misura inferiore rispetto a quanto richiesto dal ricorrente. La prova della legittimità della detenzione dell’immobile grava su chi la invoca. In mancanza di documenti che attestino un titolo valido, la detenzione è considerata abusiva. Il giudice valuta le prove documentali e i fatti addotti dalle parti ai sensi dell’art. 115 c.p.c.. In seguito al giudizio di separazione tra i coniugi, il Tribunale di Sciacca aveva già pronunciato la separazione e rigettato la domanda di assegnazione della casa coniugale avanzata dalla moglie. L’immobile in questione era di proprietà esclusiva del marito. Nonostante la sentenza di separazione e il rigetto della domanda di assegnazione, la moglie continuava a occupare l’immobile, senza alcun titolo legittimante (contratto di locazione, comodato, provvedimento giudiziale). Il marito ha presentato ricorso chiedendo l’accertamento dello stato di occupazione abusiva dell’immobile, l’ordine di rilascio immediato dell’immobile e la condanna al pagamento di un’indennità di occupazione mensile. La moglie si è opposta al ricorso, sostenendo di percepire una pensione sociale di circa 300 euro mensili e di non avere altre risorse economiche per trovare un altro alloggio. Ha chiesto di poter rimanere nell’immobile per il tempo necessario a trovare una nuova sistemazione e, eventualmente, di versare una somma ridotta a titolo di locazione. Il Tribunale ha ritenuto fondate le domande del ricorrente, accertando che la detenzione dell’immobile da parte della moglie era “sine titulo” e ordinando il rilascio dell’immobile, la corresponsione di un’indennità di occupazione e la condanna alle spese di lite.

Società in nome collettivo – responsabilità dei soci – decreto ingiuntivo passato in giudicato solo nei loro confronti – non necessario beneficium excussionis

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Gianniti- ord. n. 27367 del 13\10\2025

Se il titolo (decreto ingiuntivo) è divenuto esecutivo nei confronti dei soli soci di una snc che non l’hanno opposto e non nei confronti della società, viene meno il principio del beneficium excussionis con la conseguenza che il creditore può agire esecutivamente direttamente sul patrimonio di essi senza la previa escussione del patrimonio sociale, essendo il titolo esecutivo il provvedimento giudiziale esecutivo e non più l’obbligazione sociale.

Pedone – investimento – attraversamento fuori dalle strisce – concorso di colpa – valutazione

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Guizzi – ord. n. 26670 del 3\10\2025

 75% di colpa al pedone che attraversa la strada in assenza di strisce pedonali, perché è obbligato a dare la precedenza al conducente del veicolo in circolazione, in virtù dell’art. 190 c.d.s. e tenere comunque una condotta prudente. Ciò non fa venir meno (o “inverte”) la presunzione di colpa che grava sul conducente del veicolo ai sensi del comma 1 dell’art. 2054 c.c. (che non sarebbe quindi stata stabilita in danno del pedone, come sostenuto in ricorso), ma costituisce solo fatto da valutare nella sua incidenza causale nella quantificazione del risarcimento, ai sensi dell’art. 1227 c.c.
La valutazione percentuale della graduazione delle colpe, che spetta la giudice, non è un’operazione matematica, ma è la conseguenza di una valutazione logica interpretativa dei fatti e delle condotte tenute.
Il disattento pedone della fattispecie non viene, pertanto, così gravemente penalizzato per la mera violazione dell’omessa precedenza al conducente di un autobus, che in condizioni di luce diurna e di regolare traffico, procedeva a moderata velocità, quindi facilmente visibile, ma per l’imprudenza tenuta.

Separazione e divorzio – indagini di polizia tributaria – condizioni

Corte di cassazione -sezione prima – relatore Russo – ord. n. 25618 del 18|9\2025

Per ottenere indagini mediante la Polizia Tributaria necessita un’istanza mirata, specifica e circostanziata. In tal modo si evitano richieste meramente esplorative, quando si è comunque allegato e dato prova, anche in via indiziaria, dell’inattendibilità delle risultanze delle dichiarazioni fiscali. In questo caso il potere discrezionale del Giudice diventa un obbligo, la cui inosservanza non attiene più al merito, divenendo una questione di diritto censurabile in Cassazione

Unioni civili – Assegno divorzile – condizioni e natura

Corte di cassazione -sezione prima- relatore Russo – ord. n. 25495 del 17|9\2025

Identica è la ratio e l’applicazione nella unione civile dell’assegno rispetto al matrimonio, e la sua combinazione nella nota triade “assistenziale, compensativa e perequativa”: la necessita di tutelare il partner in stato di bisogno economico, il quale abbia sacrificato aspettativa lavorative per contribuire agli incrementi del patrimonio dell’unione civile, come per il matrimonio (funzione compensativa) e che non sia in grado di procurarsi autonomamente, dopo la cessazione del rapporto, mezzi di sostentamento per una vita dignitosa, e l’esistenza di uno squilibrio patrimoniale tra le parti (funzione perequatrice). Ancora una volta, però, emerge che nel ragionamento della Corte la natura assistenziale (stato di bisogno) sia un presupposto imprescindibile per il riconoscimento. In sostanza se il partner richiedente non provi di trovarsi in una precaria situazione economica, non si dovrebbe dar corso al riconoscimento, anche se si prova, come in fattispecie, che proprio a causa del matrimonio si è fatta rinunzia ad aspettative economiche e si sia incrementato il patrimonio dell’altro soggetto.

Condominio – ponteggi privi di antifurto – furto in appartamento – responsabilità della ditta

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Guizzi- ord. n. 25122 del 12|9\2025

E’ dotata di efficienza causale rispetto alla consumazione di un furto in appartamento, non costituendo semplice occasione dello stesso, la condotta posta in essere dall’esecutore di lavori edili sullo stabile condominiale che abbia installato ponteggi privi di idonee misure volte a impedire il loro uso anomalo.

Diritto penale – Maltrattamenti e convivenza – Integrità psico-fisica

Tribunale Pescara Civile Sentenza  n. 1026

Il delitto di maltrattamenti in famiglia si concretizza in una serie di atti lesivi dell’integrità fisica, della libertà o del decoro del soggetto passivo, posti in essere con una condotta di sopraffazione sistematica e programmata, tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa. Gli atti devono essere sorretti dal dolo generico, cioè dalla volontà cosciente di ledere l’integrità fisica o morale della vittima. Il reato è configurabile anche nei confronti del convivente more uxorio, non solo tra coniugi o parenti. I concetti di famiglia e convivenza vanno intesi in senso ampio: una comunità con una radicata e stabile relazione affettiva, una duratura comunanza d’affetti, che implichi reciproche aspettative di solidarietà e assistenza, fondata su coniugio, parentela o stabile condivisione dell’abitazione, anche se non continua. Nel caso in esame, Durante la convivenza, l’imputato aveva la compagna a ripetute condotte di maltrattamento, sia fisiche che verbali, anche in presenza dei figli minori. Le aggressioni sono avvenute anche durante la gravidanza e comprendevano insulti, minacce e percosse, talvolta con oggetti (ad esempio stampelle). In particolare, la donna era stata minacciata con un coltello da cucina e con frasi di morte, costringendola a lasciare la casa e rifugiarsi con i figli presso la madre. Dopo un periodo di separazione, la vittima era tornata a vivere con l’uomo che era agli arresti domiciliari, ma le aggressioni sono riprese subito. Il giudice ha ritenuto attendibile il racconto della parte offesa, supportato da prove oggettive ed ha riconosciuto la responsabilità penale dell’uomo per maltrattamenti in famiglia e lesioni volontarie, condannandolo a 4 anni di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e al pagamento delle spese processuali.

Danno biologico terminale e danno morale terminale (o catastrofale) – neonato

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Gorgoni – ord. n. 21799 del 29\7\2025

La Corte evidenzia la differenza tra danno biologico terminale e danno morale terminale (o catastrofale). Nella specie un neonato, dopo il parto, vive per soli quindici giorni per fatto che viene ritenuto imputabile a responsabilità dei sanitari.  Nell’escludere il danno morale terminale (in quanto lo stato delle conoscenze scientifiche e anche il notorio non consentono di riconoscere la sofferenza in un neonato), riconosce la sussistenza del danno biologico terminale ma ritiene non congrua in quanto meramente simbolica la somma di €. 15.000,00 (€. 1.000,00 al giorno) riconosciuta dal giudice di merito.

Inadempienza gestore telefonico – danno patrimoniale e danno non patrimoniale

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Pellecchia – ord. n. 13518 20\5\2025

La Corte affronta una questione di inadempienza del gestore telefonico per distacco e mancata portabilità di un numero che il cliente aveva da trenta anni e annulla la sentenza della Corte di appello che aveva rigettato la domanda risarcitoria del danno non patrimoniale indicando i principi ai quali il giudice del rinvio si deve attenere.

Diritto di accesso agli atti dell’assicuratore – limiti

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Tassone- ord. n. 12605 12\5\2025

La Corte offre una disamina dei testi normativi che prevedono il diritto di accesso (dell’avente diritto al risarcimento) agli atti “istruttori” dell’assicuratore e conclude che lo stesso non può comprendere il diritto a pretendere dall’assicuratore accertamenti ulteriori a quelli già espletati.

Polizza infortuni – garanzia invalidità permanente – prescrizione – decorrenza – emendabilità con intervento chirurgico

Corte di cassazione -sezione terza- relatore Rossetti – ord. n. 11899 6\5\2025

La prescrizione del diritto all’indennizzo su polizza infortuni per la garanzia invalidità permanente inizia a decorrere da quando i postumi si sono consolidati (principio pacifico), quindi non prima della cessazione della inabilità temporanea. Non rileva sull’inizio della decorrenza della prescrizione la circostanza che ci sia la possibilità che un intervento chirurgico possa emendarli in quanto ciò vorrebbe dire procrastinare l’inizio della decorrenza del termine ad libitum del titolare del diritto, con ciò violando la natura stessa dell’istituto in questione, di ordine pubblico per la certezza del diritto.

Separazione e divorzio – Addebito – Abbandono del tetto coniugale – Presupposti

Corte di cassazione -sezione prima- relatore Tricomi- ord. n. 8071del 27\3\2025

Il volontario allontanamento dal domicilio familiare da parte di uno dei coniugi, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione del dovere matrimoniale di convivenza ed è conseguentemente di per sé sufficiente a giustificare l’addebito della separazione personale in quanto porta all’impossibilità della convivenza, a meno che l’autore della condotta abbandonica non abbia dimostrato l’esistenza di una giusta causa ex art. 146 c.c. o che l’abbandono sia stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile ed in conseguenza di tale fatto (Cass. n. 10719/2013; Cass. n. 25663/2014; Cass. n. 648/2000).

Costituisce una “giusta causa”, la presenza di situazioni di fatto di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare (Cass. n. 4540/2011). In proposito è stato chiarito che non costituisce “giusta causa” il solo fatto che il destinatario della relativa domanda abbia confessato al consorte di nutrire un sentimento affettivo nei confronti di un’altra persona, essendo necessaria la prova che l’allontanamento sia stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge (anche in reazione alla confessione ricevuta) o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile (Cass. n. 11792/2021).

L’anteriorità della crisi della coppia esclude il nesso causale tra la condotta di uno dei coniugi, violativa degli obblighi derivanti dal matrimonio, e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, integra un’eccezione in senso lato, e può essere rilevata d’ufficio, purché sia allegata dalla parte a ciò interessata e risulti dal materiale probatorio acquisito al processo (Cass. n. 20866/2021), anche se va tenuto conto che l’accertamento dell’addebito non è escluso dall’esistenza di criticità e disaccordi esistenti prima del matrimonio, poiché la connotazione di conflittualità del rapporto è diversa dalla situazione di vera e propria intollerabilità della convivenza, la quale, se è cagionata da violazioni di obblighi matrimoniali da parte di uno dei coniugi, può determinare l’addebito della separazione (Cass. n. 11631/2024).

Secondo i principi ricordati, ai fini dell’esclusione del nesso causale tra la condotta violativa degli obblighi derivanti dal matrimonio e l’impossibilità della prosecuzione della convivenza, non assume rilievo la tolleranza dell’altro coniuge, non essendo configurabile un’esimente oggettiva, che faccia venire meno l’illiceità del comportamento, né una rinuncia tacita all’adempimento dei doveri coniugali, aventi carattere indisponibile, anche se la sopportazione delle condotte altrui rappresentate come causa di addebito può essere presa in considerazione, unitamente ad altri elementi, quale indice rivelatore del fatto che l’affectio coniugalis era già venuta meno da tempo (Cass. n. 25966/2022; Cass. 19450/2007).

Compensatio lucri cum damno – Prestazioni erogate dall’Inps per inabilità e invalidità – Natura di danno patrimoniale – decurtazione – condizioni

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Cirillo- ord. n. 6031 del 6\3\2025

Ancora a proposito della compensatio lucri cum damno. E’ da annullare la sentenza nella quale il giudice opera la decurtazione dal risarcimento di quanto corrisposto dall’Inps a titolo di pensione di inabilità civile e di assegno ordinario di invalidità civile senza dare conto delle poste risarcitorie (voci di danno) riconosciute e liquidate.  Quanto corrisposto dall’Inps a titolo di pensione di inabilità civile e di assegno ordinario di invalidità civile fa parte del danno patrimoniale per la perduta capacità di guadagno e quindi è da imputare al danno patrimoniale da lucro cessante eventualmente  riconosciuto dal giudice e da scomputare da tale voce di danno.

 

Responsabilità sanitaria – medico convenzionato – prestazione a non assistito extra Comune – responsabilità della Ausl

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rubino – ord. n. 5673 del 4\3\2025

Una signora si trova a centinaia di km dalla propria residenza e domicilio abituale, si sente male nell’albergo dove si trova, viene chiamato dal personale dell’albergo un medico la cui prestazione viene ritenuta dai giudici responsabile della morte successiva della donna. La Ausl si difende sostenendo che il medico intervenuto è un libero professionista non dipendente di detta azienda ancorchè convenzionato con la stessa. La Corte condanna l’Ausl in quanto responsabile ex art. 1218-1228 c.c., secondo l’indirizzo giurisprudenziale vigente all’epoca del fatto e poi, in continuità recepito dal legislatore nell’art. 7 legge n. 24\2017. E’ indubbio il diritto della paziente di ricevere le prestazioni del SSN  ai sensi dell’art. 19 della legge n. 833 del 1978, che prevede: ”Gli utenti hanno diritto di accedere, per motivate ragioni o in casi di urgenza o di temporanea dimora in luogo diverso da quello abituale, ai servizi di assistenza di qualsiasi unità sanitaria locale.” Dall’altra la Corte onera la Ausl della prova dell’assenza di alcun rapporto con il medico responsabile del decesso della paziente. Come poi previsto dagli Accordi Collettivi nazionali di categoria, il medico convenzionato non è obbligato a prestare la propria opera in regime di assistenza diretta ai cittadini non residenti (che non siano suoi assistiti), ma se accetta di prestarla, in favore appunto dei cittadini che si trovino eccezionalmente al di fuori del proprio Comune di residenza, eroga una prestazione che si inquadra nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.

Separazione e divorzio – Mantenimento figlio maggiorenne

Corte di cassazione -sezione prima – relatore Reggiani- ord. n. 332 9del 10\2\2025

In tema di mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente, l’adempimento del relativo obbligo è disciplinato dal combinato disposto degli artt. 337 ter e 337 septies c.c., non potendo applicarsí la disciplina prevista dall’art. 443 с.c. per l’adempimento delle obbligazioní alimentarí, diverse per finalità e contenuto, con la conseguenza che la decisione di accoglíere e mantenere il figlio in casa non può integrare una modalità alternativa di adempimento dell’obbligazione che pưò scegliere unilateralmente il genitore obbligato, costituendo, semmai, un elemento da valutare, ove esistente, ai fini della quantificazione dell’assegno ai sensi dell’art. 337 ter, comma 4, с.с.» <Ai fini della determinazione del contributo al mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente, deve tenersi conto delle condizioni di vita del figlio durante la convivenza dei genitori e deve osservarsi il principio di proporzionalità, che, nei rapporti interni tra i genitori, richiede una valutazione comparata delle consistenze di entrambi.»

Assicurazione infortuni – esclusione di cumulabilità con risarcimento da terzi – irrilevanza della rinuncia alla surroga da parte dell’assicuratore

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – ord. n. 3429 del 10\2\2025

l’assicuratore contro gli infortuni non mortali non è tenuto al pagamento dell’indennizzo, fino alla concorrenza del risarcimento che l’assicurato ha ottenuto, per il medesimo fatto, dal terzo responsabile“; “la rinuncia dell’assicuratore alla surrogazione nei diritti del terzo che ha causato il danno oggetto di copertura assicurativa è un negozio abdicativo di un diritto proprio dell’assicuratore; tale rinuncia, pertanto, non fa risorgere il capo all’assicurato il credito risarcitorio nei confronti del terzo”.

Eredità – debiti – esclusione di solidarietà tra eredi – litisconsorzio facoltativo – cause scindibili

Corte di cassazione -sezione seconda – relatore Trapuzzano – ord. n. 3142 del 7\2\2025

“I debiti del de cuius – ivi compresi quelli risarcitori – si ripartiscono fra i coeredi parziariamente, senza vincolo di solidarietà fra gli stessi, ai sensi dell’art. 752 c.c., con la conseguente scindibilità del rapporto e l’insussistenza di un litisconsorzio necessario tra gli eredi, né in primo, né in secondo grado”.

Unione di fatto – rilevanza giuridica – condizioni

Corte di cassazione -sezione prima – relatore Parise – ord. n. 28 del 2\1\2025

Le unioni di fatto sono un diffuso fenomeno sociale tutelato dall’articolo 2 della Costituzione, e sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale. Doveri che possono concretizzarsi anche in un’assistenza materiale anche alla fine e non solo nel corso del rapporto, come adempimento di un’obbligazione naturale in presenza dei requisiti di proporzionalità , spontaneità e adeguatezza. La Cassazione analizza la questione per la prima volta e detta un principio di diritto nella consapevolezza della sempre maggiore diffusione delle famiglie pluralistiche. I giudici respingono il ricorso di un fratello unilaterale (padre in comune) che chiedeva all’altro la metà di quanto speso da sua madre per assistere il genitore dopo la fine della convivenza.

Trasportato – rivalsa dell’assicuratore – contrarietà al diritto europeo – deducibilità per la prima volta in cassazione

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – ord. interl. 34107 del 23/12/2024

La Corte rimette alla Corte di giustizia i seguenti quesiti:

(-) se l’art. 2 della Direttiva 84/5/CEE, in un caso come quello oggetto del presente giudizio, osti ad una normativa nazionale che, per effetto dell’avvenuta formazione del giudicato interno al processo civile italiano, impedisca di rilevare per la prima volta in sede di legittimità la nullità d’una clausola, inserita in un contratto di assicurazione della r.c.a., la quale in violazione della suddetta Direttiva consenta all’assicuratore di agire in rivalsa nei confronti della persona trasportata che cumuli in sé la qualità di danneggiato e di assicurato;
(-) se il principio per cui l’effettività del diritto comunitario prevale sul giudicato trovi applicazione anche quando: (a) il giudicato sia lesivo del diritto al risarcimento del danno, riconosciuto dall’art. 2 della Direttiva 84/5/CEE ai familiari di persona deceduta in conseguenza d’un sinistro stradale nei confronti dell’assicuratore della r.c.a.; (b) il titolare di quel diritto abbia tenuto una condotta completamente passiva nel processo concluso dal giudicato lesivo del diritto dell’Unione.

Assicurazione – clausola che limita l’indennizzo nel caso di riparazione del veicolo presso riparatori non convenzionati – legittimità

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – sent. 33402 del 19/12/2024

La clausola inserita in un contratto di assicurazione contro i danni, la quale preveda una misura differenziata dell’indennizzo in funzione dalle scelte dell’assicurato circa il soggetto cui affidarsi per la riparazione del bene danneggiato, non è di per sé sola restrittiva della libertà negoziale con i terzi, né produttiva di un significativo squilibrio, per i fini di cui agli artt. 1341 c.c. o 33, lettera (t), d. lgs. 206/05 

Responsabilità del produttore – responsabilità del fornitore – identità di marchio sul prodotto

Corte di Giustizia europea sentenza del 19/12/2024 nella causa C-157/23,

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, deve essere interpretato nel senso che: il fornitore di un prodotto difettoso deve essere considerato una «persona che si presenta come produttore» di detto prodotto, ai sensi di tale disposizione, qualora tale fornitore non abbia materialmente apposto il suo nome, marchio o altro segno distintivo su siffatto prodotto, ma il marchio che il produttore ha apposto su quest’ultimo coincida, da un lato, con il nome di tale fornitore o con un elemento distintivo di quest’ultimo e, dall’altro, con il nome del produttore.

Mora dell’assicuratore rca – condizioni e conseguenze – responsabilità ex art. 2054 secondo comma c.c.c.c. e superamento della presunzione

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – ord. 29927 del 20/11/2024

La mora dell’assicuratore rca si configura con il superamento del termine previsto dalla legge per la formulazione dell’offerta o dei motivi del suo diniego. L’obbligo dell’assicuratore rca verso il terzo è una obbligazione diretta ex lege con la conseguente applicazione della presunzione di cui all’art. 1218 c.c.. E’, quindi, onere dell’assicuratore provare la causa a sè non imputabile del ritardo e la diligenza dallo stesso esigibile è quella connatura all’attività economica dallo stesso esercitata ai sensi dell’art. 1176 secondo comma c.c.. E’ negligente l’assicuratore che ignori o trascuri di rispettare le norme per la individuazione della responsabilità ovvero quella per l’individuazione dei danneggiati ovvero quelle per accertare e stimare il danno causato dai propri assicurati. incorre, quindi, in errore il giudice che non accerti la causa non imputabile all’assicuratore e tuttavia ne escluda la mora. Le conseguenze della mora saranno solo il riconoscimento al danneggiato degli interessi moratori ultra massimale e non anche della sorte capitale che ecceda tale massimale, in linea con la previsione dell’art. 1224 c.c..

Per superare la  presunzione di cui all’art. 2054 secondo comma c.c. non è sufficiente la prova della condotta gravemente colposa di una parte, quando si ignora la condotta dell’altra, ma che questa, qualunque essa fosse stata, non avrebbe potuto determinare un concorso di colpa. 

Azione ex art. 149 cod. ass. priv – Responsabile civile litisconsorte necessario – causa inscindibile in sede di impugnazione

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossi – ord. 29045 del 11/11/2024

La Corte prosegue l’indirizzo già espresso da alcuni anni: il responsabile civile è litisconsorte necessario anche nell’azione e art. 149, c.a.p… Di conseguenza è causa inscindibile e nel giudizio in Cassazione deve essere notificato anche a lui il ricorso (essendo già stato parte nei giudizi di merito).

Cessione di azienda e debiti – condizioni per la responsabilità del cessionario – assenza di alterità

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Iannello – ord. 29071 del 11/11/2024

La Corte prosegue l’indirizzo espresso dal precedente n. 26450/2023 nel ritenere essenziale l’alterità tra cedente e cessionaria per l’esclusione della responsabilità solidale di quest’ultimo per i debiti sorti anteriormente alla cessione (nella specie la gestione da parte del cessionario era iniziata prima della cessione a titolo gratuito)

Malattia professionale – esposizione da amianto – concausa (tabagismo) – irrilevanza – nesso di causalità – applicazione dell’art. 41 c.p.

Corte di cassazione -sezione lavoro – relatore Michelini – ord. 27572 del 24/10/2024

Il nesso di causalità accertato tra malattia e condizioni di lavoro (esposizione all’amianto) non è interrotto da una concausa accertata (nella specie tabagismo) dovendosi applicare il principio di equivalenza delle cause stabilito dall’art. 41 c.p. con l’interruzione del nesso causale solo nel caso di sopravvenienza di una causa da sola sufficiente a determinare l’evento tale da far degradare le cause antecedenti a mere occasioni.

Trasportato – conducente in stato di ebbrezza – concorso di colpa- condizioni

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – ord. 24920 del 17/9/2024

La circostanza che il trasportato su un autoveicolo sia consapevole che il conducente sia in stato di ebbrezza non è di per se sufficiente per individuare un concorso di colpa dello stesso ex art. 1227 c.c. per i danni subiti in caso di sinistro. Una interpretazione siffatta contrasterebbe, infatti, con il diritto comunitario e con l’interpretazione datane dalla Corte di Giustizia. Deve, invece, essere fatto un giudizio ex post sulla base dei principi della responsabilità civile al fine di individuare tale eventuale concorso e la sua misura.

Somministrazione – energia elettrica – contatore – onere della prova

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossello – ord. 25542 del 24/9/2024

Come questa Corte ha già avuto più volte modo di affermare in tema di somministrazione di energia elettrica, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante (anche se convenuto in giudizio con azione di accertamento negativo del credito) l’onere di provare che il contatore era perfettamente  funzionante (v. Cass., 18/10/2023, n. 28984 ).”

“Si è al riguardo precisato che in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contatore – richiedendone la verifica – e dimostrare l’entità dei
consumi effettuati nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi di energia). Incombe, invece, sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante e, in questo caso, l’utente è tenuto a dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite (v. Cass., 9/1/2020, n. 297; e, conformemente, da ultimo, Cass., 10/4/2024, n. 9706. E già Cass., 21/5/2019, n. 13605 ).”

 

 

Assicurazione obbligatoria rca – Nozione di area equiparata a quella di uso pubblico ex art. cod.ass.priv

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rubino – ord. 26161 del 7/10/2024

La Corte (in linea con il diritto europeo e con l’interpretazione datane dalla Corte di giustizia europea nonchè con le SS.UU. n. 40607-2021) ribadisce l’interpretazione ampia di “area equiparata a quelle di uso pubblico” di cui all’art. 122 cod. ass. priv. che va intesa ogni spazio ove il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale.

Immissione acustiche – tollerabilità – art. 844 c.c.

Corte di cassazione -sezione seconda – relatore Giannaccari – ord. 21479 del 31/7/2024

Vi può essere violazione del limite di normale tollerabilità di una immissione acustica anche quando questa non superi i limiti previsti dal dall’art.4 del D.P.C.M. del 14.11.1997, norma che prevede la saluta pubblica mentre tra privati si applica l’art. 844 c.c. 

Rca – Scatola nera – prova legale – limiti

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossello- ord. 13725 del 16/5/2024

Poiché l’art 145 bis del D. Lgs 209/2005 è rimasto privo di attuazione in quanto i relativi decreti, previsti dall’art. 132 bis, non sono mai stati emanati, non è possibile attribuire valore legale ad un dato raccolto da uno strumento prodotto da un privato per un privato senza che sia assoggettato a qualsivoglia forma di controllo o al rispetto di determinati parametri

Pignoramento presso terzi – debitore residente all’estero – competenza

Corte di cassazione -sezione prima – relatore Valitutti- ord. 22302 del 7/8/2024

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 22302/24, pubblicata in data 7 agosto 2024, ha stabilito che, nell’espropriazione presso terzi nei confronti di debitore residente all’estero, in deroga alla regola di cui all’art. 26 bis c.p.c., la procedura deve essere instaurata avanti il tribunale ove risiede il terzo pignorato. E’, infatti, applicabile la disciplina generale dell’art. 26 c.p.c. ed è, quindi, competente il giudice del luogo ove si trova il bene o il credito da sottoporre ad esecuzione.

A conferma di ciò, l’art. 32, 2° comma della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, prevede che – se la parte contro cui l’esecuzione è promossa non è domiciliata nel territorio dello Stato richiesto – la competenza è determinata dal luogo dell’esecuzione.

Danno – prova – preventivo

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Pellecchia- ord. 17670 del 26/6/2024

Erra il giudice che ritiene non provato un danno (nella specie a un autoveicolo, ma il principio vale anche per altri beni) per il solo fatto che il danneggiato ha prodotto un preventivo e, quindi, non ha provato l’esborso. Il danno, infatti, prescinde dall’avvenuto esborso (che può essere successivo e non già esistente al momento della domanda giudiziale).

“La “perdita subita”, con la quale l’art. 1223 cod. civ. individua il danno emergente, non può essere considerata indicativa dei soli esborsi monetari o di diminuzioni patrimoniali già materialmente intervenuti, ma include anche l’obbligazione di effettuare l’esborso, in quanto il vinculum iuris, nel quale l’obbligazione stessa si sostanzia, costituisce già una posta passiva del patrimonio del danneggiato, consistente nell’insieme dei rapporti giuridici, con diretta rilevanza economica, di cui una persona è titolare: così, tra le decisioni più recenti, Cass. 06/10/2021, n.27129; v. Cass., 10/11/2010, n. 22826, e, conformemente, Cass., 10/3/2016, n. 4718)”

Azione diretta ex art. 149 c.d.a.p. – sinistro avvenuto in area non equiparabile a quella privata – ammissibilità

Corte di cassazione -sezione terza – relatore Rossetti – ord. 8244 del 27/3/2024

L’art. 122 cod. ass. deve essere interpretato in modo conforme al diritto comunitario, con la conseguenza che “per circolazione su aree equiparate alle strade va intesa quella effettuata su ogni spazio ove il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale”. (Sez. U – , Sentenza n. 21983 del 30/07/2021, Rv. 661872 – 01). Reputa opportuno la Corte aggiungere, a fugare il rischio di dubbi ulteriori nella fase di rinvio, che l’art. 122 cod. ass. è norma generale che fissa i presupposti di tutte le azioni previste dal codice delle assicurazioni: quella diretta contro l’assicuratore del responsabile (art. 144 cod. ass.); l’azione diretta contro l’assicuratore del danneggiato (art. 149 cod. ass.); l’azione nei confronti dell’UCI (art. 126 cod. ass.); l’azione contro l’impresa designata per conto del Fondo di garanzia (art. 283 cod. ass.); l’azione contro il commissario liquidatore dell’impresa in l.c.a. che sia stato autorizzato a liquidare i sinistri (art. 294 cod. ass.).

 

 

 

Impresa familiare ex art. 230 bis cpc -convivente di fatto

 

Corte costituzionale sentenza n. 148/2024 del 25-7-2024

La Corte

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 230-bis, terzo comma, del codice civile, nella parte in
cui non prevede come familiare anche il «convivente di fatto» e come impresa familiare quella cui collabora
anche il «convivente di fatto»;
2) dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla
costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 230-ter
cod. civ.